Secondo i Dicunt, la riproposizione degli stessi nomi di modelli di auto precedenti ancorché non più prodotte, per nuovi progetti, dipenda dal fatto che le varie case automobilistiche avrebbero difficoltà a rinominare i nuovi modelli, poiché molti nomi plausibilmente attribuibili alle automobili sarebbero stati già registrati in anticipo dalle ditte costruttrici del Sol Levante.
Sarà vero o meno, resta un dato: molti nuovi modelli adottano nomi di auto del passato.
Ne è esempio la riproposizione della Lancia Y, così come della stessa Fiat Tipo o della Panda (nelle versioni Pandina e Grande Panda). Ciò avviene anche in sistemi industriali diversi dall’attuale Stellantis, senza esclusione del Gruppo VAG e delle auto della rete Mini/BMW.
Ci sarà una ragione che spieghi tale fenomeno, sebbene correlata alla premessa di cui sopra, anche se il riuso di nomi di auto di successo del passato assume anche una forte valenza di mercato.
D’altra parte, la sostanziale omologazione dei nuovi modelli, per di più accomunati dall’utilizzo di medesime piattaforme di struttura e di motori replicati, determina anche la necessità di trovare un modus pubblicitario che restituisca originalità ed identità per automobili che, anche nella loro design, sembrano veramente omologate e ripetitive.
Tanto detto, si consolida anche un’ulteriore spiegazione: quella, cioè, di scelte mirate dei Commerciali delle case automobilistiche di indurre il potenziale cliente a ritenere che i nuovi modelli siano l’evoluzione di quelli già passati, ma di successo, con l’intento di alimentare per i potenziali clienti i processi di persuasione e di stimolo agli acquisti. Tutto questo, all’insegna della rappresentazione di una sorta di revival di ciò che è stato, riposizionando la propria immagine nell’ambito del variegato mercato attuale dell’auto, in un panorama ormai appiattito sia a livello di creatività, sia in ragione dei vincoli tecnologici che si determinano attraverso l’adozione sempre più pregnante di sistemi ai alta tecnologia mutuati dalla Formula 1.
Resta ferma, però, la nostalgia delle auto che furono, perché avevano anima, identità e bellezza!
Giancarlo Caroleo